GIUSTIZIA, NON PASSA IL REFERENDUM: STRAVINCE IL NO
Stravince il “no” alla riforma della giustizia. Il referendum costituzionale respinge, le modifiche costituzionali volute dal Governo, dal ministro Nordio e dalla maggioranza di centrodestra: l’Italia respinge ancora una volta le modifiche alla Carta Costituzionale, e lo fa con alcuni dati che, per dimensioni, stupiscono non poco.
Primo tra tutti l’affluenza alle urne: i più ottimisti l’avevano prevista intorno al 50% dei votanti, alla fine ha chiuso vicinissima al 60%, con le regioni del Nord ancora una volta a trainare il voto e il centro-sud ancora una volta molto indietro in termini di partecipazione.
Ma soprattutto, ha stravinto il “no” con percentuali che in pochi avrebbero saputo scommettere alla vigilia. Il “Si” alla riforma della magistratura ha chiuso ben al di sotto del 47% delle preferenze, con quasi otto punti di distacco dal “No” che ha sfondato quota 53% per un valore assoluto di praticamente due milioni di voti di scarto. Un’enormità, sia in termini di distacco che di partecipazione.
Il “Sì” ha vinto solo in tre regioni: in Veneto, la regione del ministro Nordio, con il record di oltre il 58% di favorevoli, poi solamente in Lombardia e in Friuli. In tutte le altre, comprese moltre regioni a guida centrodestra, e pure in Trentino, Piemonte e Liguria, ha vinto il no alla riforma.
Ora, al Paese rimangono due considerazioni. La prima è quella politica: da un lato esce sonoramente sconfitto il Governo, bocciato in una delle riforma cardine del suo mandato.
Dall’altro anche l’opposizione esce contenta a metà, perché il risultato rimane strabiliante ma la coalizione – con Renzi e Calenda che si erano schierati apertamente per il “Sì”- ora pare ancora più frammentata.
Sulla giustizia, infine, l’Italia esce spaccata. Ha vinto il “No”: non passano la separazione delle carriere, la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura e il sorteggio dei suoi membri. Ma più di dodici milioni di itlaiani hanno comuqnue votato “sì”, e questo per la classe dirigente significa che comunque c’è un diffuso sentire che vede una Giustizia da riformare.