STEFANI ANNUNCIA: “PIANO DI ANAS PER LA ROMEA”
“La sicurezza della Statale Romea non può più aspettare. L’obiettivo è dare finalmente risposte concrete ai cittadini”. Lo dice il presidente del veneto, Alberto Stefani, all'indomani dell'ennesima tragedia stradale avvenuta lunedì all'altezza di campagna Lupia. La morte di un motociclista, la terza vittima in nemmeno una ventina di giorni, sempre e costantemente per lo stesso motivo: l'inadeguatezza di un'arteria fondamentale ma che non è abbastanza larga per sostenere i flussi di traffico.
Oggi, in sindaci della Romea chiedono alle istituzioni di intervenire, e di smetterla di litigare senza trovare mai una soluzione concreta. Ma la regione assicura: da settembra la musica è destinata a cambiare.
Provate però a pensarci: stretta, inadeguata, vecchia, e inadatta al traffico. Sono le stesse parole che utilizziamo per descrivere non solo la Romea, ma altre strade che tagliano il Veneto in direzione Nord-Sud. La statale del santo, per esempio, ma pure l'autostrada A13 Bologna-Padova. È evidente la colpa di una politica che da sempre ha snobbato le necessità del territorio: se tutte queste strade hanno gli stessi problemi, è perché sono state costruite sulla base degli stessi, scadenti progetti. E l’economia della regione più produttiva del paese, in proporzione ai suoi abitanti, non può progredire senza infrastrutture.
I cassetti sono pieni di progetti sia pubblici che privati per risolverne le criticità, a cominciare dall’autostrada Mestre-Orte, tutti bocciati negli anni perché proposti dagli avversari politici, o peggio per non toccare posizioni e interessi dominanti. Il risultato è che oggi in Romea si continua ancora a morire; che sulla A13 viaggiano i tir su due minime corsie strette; che l'alta velocità per gran parte della regione rimane e rimarrà un miraggio. Chissà se veramente le cose cambieranno.