SULLE NOTE DEGLI 883 CANTANO I 40 MILA DELL’EUGANEO
Quarantamila persone in festa, due ore di balli e canzoni cantate a squarciagola. È facile dire che il popolo di Max Pezzali e dei suoi 883 sia quello che ha vissuto gli anni prima dell'inizio del nuovo millennio. Quelle canzoni, cantante e ricantate allo sfinimento, ma sempre con la stessa gioia, rimarranno per sempre il manifesto degli anni Novanta, ma non solo. E a dimostrarlo è stata la prima tappa (giovedì sera si replica per la seconda data con altrettanto entusiasmo e un secondo sold out) che ha visto il cantante di Pavia salire sul palco dello Stadio Euganeo. Uno stadio che ha accolto migliaia e migliaia di trenta-quarantenni, coloro che hanno vissuto in prima persona la giovinezza nei ruggenti anni novanta. ma anche molti millennial, moltissimi giovanissimi, tutti accomunati dalla stessa passione: quella di cantare, a squarciagola nella notte padovana, quelle canzoni memorabili.
Delle 27 canzoni in scaletta, quasi tutte sono state scritte prima del Duemila. E non contengono quasi mai la pretesa di un registro e di un testo alto. Raccontano momenti di vita vera, vissuta, semplice. I primi amori, le notti trascorse con gli amici. Tutte quelle regole non scritte che sembrano scontate e acquisite, fino a che una canzone non ti fa capire che parla proprio di te, e di tutti noi.
Chissà se gli anni Novanta erano i migliori anni, come canta Max Pezzali. Di certo lo erano in quello stadio, in quell'Euganeo che viveva i miti dell'ultima serie A che, sulle notte proprio de "Gli anni", passano in rassegna sui maxischermi dal palco, colorato e luccicante. Di quegli anni rimane forse la semplicità di un'epoca e di una società che era più semplice. E in cui i rapporti virtuali erano impossibili: solo, e semplicemente, rapporti, amicizie, e amori reali. Per quanto, a volte, con le loro difficoltà.