TV7 NEXT - IL GRAFENE DALLE ARACHIDI
Ogni anno la produzione globale di arachidi genera oltre 10 milioni di tonnellate di gusci, considerati per lo più un sottoprodotto senza valore. Oggi questi scarti finiscono spesso in discarica o vengono utilizzati in applicazioni marginali.
Una ricerca della University of New South Wales (UNSW) in Australia apre però uno scenario completamente diverso: trasformare questi rifiuti in grafene, uno dei materiali più avanzati e richiesti nel panorama tecnologico.
Lo studio, pubblicato su Chemical Engineering Journal Advances, dimostra che è possibile ottenere grafene in modo rapido, economico e senza l’utilizzo di sostanze chimiche.
Dalla lignina al grafene
Il segreto dei gusci di arachidi è la loro composizione. Sono particolarmente ricchi di lignina, un polimero naturale ad alto contenuto di carbonio. Ed è proprio il carbonio la base per la produzione del grafene.
Il processo sviluppato dal team guidato dal professor Guan Yeoh prevede due fasi principali. Nella prima, i gusci vengono riscaldati a circa 500 gradi Celsius per pochi minuti, trasformandosi in un materiale carbonioso chiamato “char”.
Nella seconda fase viene applicato il flash joule heating, una scarica elettrica che porta la temperatura a oltre 3000 gradi per pochi millisecondi. In queste condizioni estreme, gli atomi di carbonio si riorganizzano formando strutture grafitiche, tra cui grafene a pochi strati.
L’intero processo richiede circa dieci minuti e non utilizza reagenti chimici, riducendo significativamente l’impatto ambientale rispetto ai metodi tradizionali.
Un materiale strategico da un rifiuto agricolo
Il grafene è considerato un materiale chiave per il futuro di numerosi settori: batterie, pannelli solari, elettronica, sensori, dispositivi medici. Tuttavia, la sua diffusione su larga scala è stata finora limitata dai costi di produzione.
Il metodo sviluppato dall’UNSW potrebbe cambiare questo scenario, con un costo energetico stimato intorno a 1,30 dollari per chilogrammo.
Se il processo verrà scalato industrialmente, anche solo una parte dei gusci di arachidi prodotti ogni anno potrebbe alimentare una nuova filiera dei materiali avanzati, trasformando un problema di smaltimento in un’opportunità economica.
Secondo i ricercatori, serviranno ancora tre o quattro anni per arrivare a una produzione su larga scala. Nel frattempo, il team sta già testando lo stesso approccio su altri scarti organici, come fondi di caffè e bucce di banana.
L’obiettivo è chiaro: costruire una nuova generazione di materiali partendo da risorse rinnovabili e disponibili in grandi quantità.
Un esempio concreto di come l’innovazione tecnologica possa nascere anche da ciò che, fino a ieri, veniva semplicemente considerato un rifiuto.
Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.