notizie / 30/04/2026 12:07

TV7 NEXT - QUANTUM, LA SCOPERTA CONTINUA

Il computer quantistico è una delle tecnologie più affascinanti e complesse del nostro tempo. Non si tratta semplicemente di costruire computer più veloci, ma di sviluppare strumenti capaci di affrontare problemi che i calcolatori tradizionali faticano anche solo a rappresentare. In questo percorso, il fisico spagnolo Ignacio Cirac ha avuto un ruolo centrale.
Cirac, oggi al Max Planck Institute per l’ottica quantistica di Monaco di Baviera, è il primo vincitore del premio Richard Feynman ICTP-IBM per il calcolo quantistico. Il riconoscimento, assegnato dal Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam di Trieste e da IBM, premia il suo contributo pionieristico alla nascita del calcolo quantistico moderno e allo sviluppo di strumenti per simulare sistemi complessi.
Il nome del premio non è casuale. Richard Feynman fu tra i primi, negli anni Ottanta, a intuire che per simulare correttamente la natura servisse un calcolatore capace di seguire le leggi della meccanica quantistica. La natura, infatti, è quantistica nei suoi livelli più profondi. Atomi, molecole, materiali e particelle non si comportano come oggetti ordinari, e questo rende difficilissimo simularli con i computer classici.
L’idea di Feynman era semplice e rivoluzionaria: per capire un sistema quantistico, potrebbe servire un altro sistema quantistico. Da qui nasce la visione del computer quantistico come nuovo strumento scientifico, non solo come macchina di calcolo.

DALLE TRAPPOLE IONICHE AI QUBIT

Il contributo più noto di Ignacio Cirac risale al 1995, quando insieme a Peter Zoller pubblicò su Physical Review Letters un articolo destinato a diventare fondamentale: Quantum Computations with Cold Trapped Ions. In quel lavoro veniva proposta un’architettura concreta per costruire un computer quantistico usando le trappole ioniche.
Una trappola ionica può essere immaginata come una bottiglia elettromagnetica. Gli ioni, cioè atomi dotati di carica elettrica, vengono sospesi nel vuoto e confinati in uno spazio microscopico grazie a campi elettrici. In questa configurazione, gli ioni si dispongono in fila, come perle di una collana, e possono essere controllati con grande precisione attraverso impulsi laser.
Il punto decisivo è che questi ioni possono funzionare come qubit. Il qubit è l’unità fondamentale dell’informazione quantistica. A differenza del bit classico, che può assumere valore zero oppure uno, il qubit può trovarsi in combinazioni di stati differenti, sfruttando le proprietà della meccanica quantistica.
Cirac e Zoller intuirono che il movimento collettivo della fila di ioni poteva essere usato per far comunicare tra loro i qubit. In pratica, lo stato interno dell’atomo conserva l’informazione, mentre la vibrazione condivisa degli ioni consente di trasferire dati e realizzare operazioni logiche. È un passaggio cruciale, perché uno dei problemi del calcolo quantistico è proprio far interagire i qubit in modo controllato.
Questa intuizione ha trasformato atomi e laser in possibili componenti di un processore quantistico. Non ha risolto tutti i problemi, naturalmente, ma ha reso molto più concreta una tecnologia che fino ad allora sembrava confinata alla teoria.
La sfida principale resta la fragilità. I sistemi quantistici sono estremamente sensibili all’ambiente esterno. Piccole perturbazioni, variazioni termiche o interazioni indesiderate possono provocare la decoerenza, cioè la perdita dell’informazione quantistica. Per questo servono ambienti controllatissimi e sistemi di correzione degli errori sempre più sofisticati.

IL COMPUTER QUANTISTICO COME STRUMENTO DI SCOPERTA

Ignacio Cirac non ha lavorato solo sull’hardware quantistico. Ha dato contributi importanti anche allo sviluppo di strumenti matematici per descrivere sistemi complessi, come i Matrix Product States e i Projected Entangled Pair States. Sono metodi che permettono di comprimere l’enorme quantità di informazione contenuta nei sistemi quantistici, rendendola più gestibile.
Queste tecniche sono oggi utilizzate nello studio delle fasi della materia e nei protocolli di quantum error correction, cioè nella correzione degli errori quantistici. Anche questo è un passaggio fondamentale: un computer quantistico utile non può limitarsi a funzionare in condizioni ideali, ma richiede meccanismi per proteggere l’informazione.
Le applicazioni più vicine non riguardano necessariamente un computer quantistico universale, capace di sostituire i computer tradizionali in ogni funzione. Uno scenario più realistico è una collaborazione tra computer classici e quantistici, ciascuno impiegato nei compiti per cui è più adatto.
Secondo Cirac, uno dei campi più promettenti è la materia condensata, cioè lo studio di come le particelle interagiscono nei solidi e nei liquidi. Qui il computer quantistico potrebbe diventare uno strumento per osservare e comprendere fenomeni oggi difficili da simulare.
In prospettiva, la computazione quantistica potrebbe essere preziosa anche per la progettazione di nuovi materiali e nuovi farmaci. Simulare le interazioni molecolari con maggiore precisione potrebbe permettere di prevedere l’efficacia di un composto prima ancora di sintetizzarlo in laboratorio. Questo ridurrebbe tempi e costi della ricerca farmaceutica, aprendo scenari molto importanti per la medicina.
Il punto, quindi, non è immaginare il computer quantistico come una macchina miracolosa pronta a sostituire tutto il resto. La sua forza potrebbe essere diversa: diventare uno strumento di scoperta, capace di affiancare la ricerca scientifica nei problemi più difficili.
Il premio a Ignacio Cirac riconosce proprio questo passaggio storico. Il quantum computing non è più soltanto un’idea affascinante, ma un campo in cui teoria, fisica sperimentale e ingegneria stanno iniziando a convergere. E se il futuro del calcolo passerà davvero anche da qui, sarà perché ricercatori come Cirac hanno costruito i ponti tra l’intuizione di Feynman e le tecnologie che oggi iniziano a prendere forma.

Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.

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