PALUDE, CORTE DEI CONTI SCONGIURA LA PRESCRIZIONE
La Procura regionale della Corte dei Conti del Veneto ha inviato un avviso a dedurre al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e ai suoi più stretti collaboratori. Si tratta della seconda volta, che la magistratura contabile invia segnalazioni su presunti danni erariali, per invitare le parti a fornire le loro deduzioni e repliche, da quando è stata scoperchiata l'inchiesta Palude. La prima comunicazione - approfondimenti per oltre tre milioni di euro, compresa anche la contestata mazzetta da 60 mila euro incassata da Boraso - risaliva all’ottobre 2024 e aveva raggiunto 16 tra amministratori comunali e dirigenti.
Quel che si è appreso, è che la Corte dei Conti contesta a Brugnaro e ai suoi collaboratori un danno erariale per oltre tre milioni di euro, legato alla vendita di Palazzo Papadopoli da parte del Comune di Venezia, lo stesso già finito al centro dell'indagine penale per corruzione nei confronti del primo cittadino lagunare. Sostanzialmente, tre milioni sono la differenza tra il valore stimato dell'immobile e il prezzo a cui è stato venduto otto anni fa al magnate di Singapore Kwong Ching.
Un avviso che mentre la Procura sta affrontando in tribunale la fase preliminare del processo penale, segue le medesime contestazioni erariali anche dal punto di vista amministrativo. Ma più che una ripetizione, in questo caso l'avviso pare essere un modo per allungare i tempi, visto che a partire dalla comunicazione alle parti si apre un periodo di 45 giorni entro cui gli interessati possono presentare il proprio materiale difensivo e, a decorrere da quella scadenza, altri 120 giorni al pubblico ministero contabile per produrre le sue conclusioni. In termini strettamente procedurali, la comunicazione odierna è un modo per scongiurare il rischio prescrizione, perché offre potenzialmente altri cinque mesi e mezzo all'accusa per produrre le proprie contestazioni conclusive, e decidere quindi se esercitare l’azione di responsabilità o, al contrario, archiviare la pratica.