SESSANT'ANNI FA L'AQUA GRANDA DI VENEZIA
Il mare che invade le calli, piazza San Marco sommersa, le barche al posto delle automobili. Venezia, il 4 novembre 1966, si ritrova a fare i conti con una delle più gravi catastrofi della sua storia.
È il giorno dell’Aqua granda. La marea raggiunge il livello record di 194 centimetri sopra il medio mare. Un evento eccezionale, frutto di una combinazione meteorologica devastante: piogge torrenziali, una forte perturbazione e soprattutto lo Scirocco, che spinge con violenza le acque dell’Adriatico verso la laguna.
A cedere sono anche le difese costiere. I murazzi vengono danneggiati in più punti, mentre l’acqua invade il centro storico e le isole. Saltano i collegamenti, mancano luce e telefoni. Negozi, abitazioni, attività artigianali e patrimoni storici finiscono sott’acqua. I danni sono enormi e migliaia di persone si ritrovano in difficoltà.
Ma quella tragedia rappresenta anche un punto di svolta. Nel 1973 arriva la prima Legge speciale per Venezia: la salvaguardia della città e della laguna diventa una questione di interesse nazionale. Si avvia così un programma di interventi che riguarda non soltanto la difesa dalle maree, ma anche il riequilibrio idraulico e ambientale dell’intero ecosistema lagunare.
Un percorso lungo, che porterà molti anni dopo anche alla realizzazione del Mose, il sistema di barriere mobili alle bocche di porto.
Sessant’anni dopo, il ricordo di quel 4 novembre resta una lezione ancora attuale: proteggere Venezia significa difendere non soltanto una città, ma un patrimonio unico e fragile, esposto alle sfide del mare e dei cambiamenti climatici.