DALLA TERRA ALLA LUNA: SPAZIO, LE NUOVE FRONTIERE
Occhi umani che guardano la faccia nascosta della Luna. E’ successo nella notte italiana tra lunedì e martedì. È un momento storico: non accadeva da oltre 50 anni, dai tempi del programma Apollo della NASA.
Il risultato è della missione Artemis II: quattro astronauti hanno orbitato attorno alla Luna, diventando gli esseri umani più lontani dalla Terra, oltre 406 mila chilometri.
Le operazioni sono durate sette ore. Per 40 minuti l’equipaggio è rimasto senza contatti con la Terra. È stata la fase più delicata della missione, partita lo scorso 1 aprile. Il rientro è previsto tra venerdì e sabato.
Obiettivo del programma Artemis, costato 900 miliardi, è riportare l’uomo sulla Luna entro il 2028. Una data anche politica. Il presidente Donald Trump vuole un nuovo sbarco durante il suo mandato.
Sul tavolo anche la sfida con la Cina, che punta a portare i propri astronauti sulla Luna entro il 2030. Ma è possibile farlo in tempi così brevi?
Tornare sulla Luna ma per restarci. E’ questa, in sintesi, la missione dei nuovi programmi che guardano allo sbarco sul nostro satellite: una presenza permanente di astronauti sulla superficie lunare.
Per due motivi: creare una stazione intermedia per viaggi futuri verso altri pianeti (a partire da Marte) ed estrarre materie prime (le cosiddette terre rare) che nel nostro pianeta, invece, scarseggiano.
Obiettivi concreti o semplice utopia?
Dopo mezzo secolo l’uomo guarda ancora alla Luna. E con prospettive, questa volta, del tutto differenti.