FINE VITA, LA LEGGE VENETA RITORNA IN CONSIGLIO
Vacanze finite per l'aula di palazzo Ferro Fini. Martedì si torna in aula, dopo la pausa estiva. E si ritorna con un calendario che promette bagarre: primo provvedimento all'ordine del giorno, l'arrivo sui banchi del Consiglio regionale veneto della legge sul fine vita. Un testo fortemente rivisto, rispetto a quello che due anni e mezzo fa venne affossato per i voti trasversalmente contrari, sia tra i franchi tiratori del centrodestra zaiano, sia tra i democratici cattolici che si misero contro.
La legge sul suicidio assistito torna nell'aula del Veneto e stavolta ha buone probabilità di passare, soprattutto perché è una legge ben diversa da quella di allora. Sicuri contrari i Fratelli d'Italia, mentre oltre agli zaiani a favore, anche Stefani e i suoi sono indirizzati verso l'approvazione. Nelle ultime due settimane, con gli interventi di mediazione e i primi emendamenti in commissione, il testo è stato fortemente ridimensionato, per farlo rientrare nel perimetro disegnato dalla Consulta contro le legge di altre regioni già approvate e impugnate.
Gli ultimi emendamenti, quelli della Giunta regionale, dovrebbero arrivare in aula direttamente martedì mattina all'apertura dei lavori. Ma i connotati della legge veneta sono ormai abbastanza chiari.
Il nuovo testo, prevede innanzitutto i quattro «requisiti» per l’accesso del malato al suicidio medicalmente assistito, già fissati da diversi anni dalla sentenza della Corte di Cassazione che definisce il perimetro di applicazione: patologia irreversibile; sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili; dipendenza da trattamenti di sostegno vitale; piena capacità di decisione libera e consapevole. Nessun riferimento ai termini temporali con cui le azienda sanitarie devono rispondere all'istanza del malato, rimane invece la «autosomministrazione» del farmaco da parte del paziente. Elemento centrale della legge veneta, oltre all'obiezione di coscienza, sono invece le cure palliative: la commissione medica avrà l'obbligo di informare i pazienti di questa possibilità e di garantirne l'accesso privilegiato in caso di adesione.
Una battaglia che in aula sarà agguerrita, e che si preannuncia incandescente anche tra il pubblico già annunciato sugli spalti dell'aula di Palazzo Ferro Fini. Di diritto, ci saranno i promotori del disegno di legge popolare "Liberi subito": Diego Silvestri e Marco Cappato, con cui sederà anche Cristina Gheller, sorella del compianto pioniere Stefano. Sul fronte opposto, però, proveranno ad entrare anche i gruppi Pro-Vita, che stanno bombardando i consiglieri di mail di protesta in vista dell'inizio della discussione. Vacanze finite, e in aula arriva subito il botto. Un primo banco di prova importante anche per misurare la consistenza della nuova maggioranza di Stefani di fronte ad una questione etica di primissimo piano.