TV7 NEXT - LA TERRA TRATTIENE CALORE
Lo squilibrio energetico della Terra è uno degli indicatori più importanti per capire la crisi climatica. Il nome sembra tecnico, ma il principio è molto semplice: il nostro Pianeta riceve energia dal Sole e ne restituisce una parte verso lo spazio. Quando l’energia che entra è maggiore di quella che esce, la differenza resta nel sistema climatico e si trasforma in calore.
Questo è il punto centrale. La Terra funziona come un grande bilancio energetico. Da una parte c’è l’energia solare in arrivo. Dall’altra c’è l’energia che il Pianeta riesce a riflettere o a riemettere verso lo spazio sotto forma di radiazione infrarossa, cioè calore. Quando queste due quantità sono in equilibrio, il sistema climatico resta relativamente stabile. Quando invece entra più energia di quanta ne esca, il Pianeta si scalda.
In inglese questo indicatore si chiama Earth’s Energy Imbalance, indicato con la sigla EEI. Significa squilibrio energetico terrestre. Viene misurato in watt per metro quadrato, grazie a satelliti e sistemi di osservazione che monitorano quanta energia arriva dal Sole e quanta ne viene dispersa verso lo spazio.
Può sembrare una differenza minuscola. Pochi watt per metro quadrato non danno l’impressione di un cambiamento drammatico. Il problema è che questa misura va moltiplicata per l’intera superficie terrestre e per anni, decenni, generazioni. A quel punto diventa una quantità enorme di energia accumulata nel sistema climatico.
Secondo studi recenti, negli ultimi vent’anni lo squilibrio energetico sarebbe passato da circa 0,6 a 1,3 watt per metro quadrato. Questo significa che la quantità di calore trattenuta dal Pianeta è cresciuta in modo significativo. Ed è proprio questo aumento ad allarmare i climatologi.
PERCHÉ LA TERRA NON RIESCE PIÙ A “RESTITUIRE” ABBASTANZA CALORE
La causa principale dello squilibrio energetico è l’aumento dei gas a effetto serra nell’atmosfera. I più citati sono l’anidride carbonica e il metano. L’anidride carbonica deriva soprattutto dalla combustione di carbone, petrolio e gas. Il metano viene prodotto da diverse attività, tra cui agricoltura, allevamenti, estrazione di combustibili fossili e gestione dei rifiuti.
Questi gas funzionano come una coperta. L’immagine è semplice ma efficace: lasciano entrare una parte dell’energia del Sole, ma rendono più difficile la dispersione del calore verso lo spazio. Il risultato è un accumulo progressivo di energia.
Non bisogna immaginare la Terra come una stanza che si scalda tutta nello stesso modo. Il calore si distribuisce tra atmosfera, oceani, terre emerse e ghiacci. La parte più grande, circa l’89%, viene assorbita dagli oceani. Questo dato è fondamentale. Gli oceani sono il grande serbatoio di calore del Pianeta.
Il fatto che gran parte del calore finisca nei mari può far sembrare il riscaldamento meno visibile in superficie, almeno per un periodo. In realtà significa che l’intero sistema climatico sta cambiando in profondità. Mari più caldi possono modificare correnti, alterare ecosistemi marini, aumentare lo stress per coralli e specie sensibili, favorire l’innalzamento del livello del mare e influenzare l’intensità di alcuni eventi estremi.
Anche i ghiacci risentono di questo accumulo di energia. Lo squilibrio energetico contribuisce alla fusione delle calotte glaciali, dei ghiacciai alpini e della criosfera, cioè l’insieme delle parti congelate del Pianeta. Meno ghiaccio significa anche minore capacità di riflettere la luce solare. Le superfici bianche riflettono più energia, mentre oceani e terreni scuri ne assorbono di più. Così il riscaldamento può alimentare altro riscaldamento.
Questo è uno dei motivi per cui gli scienziati osservano con attenzione lo squilibrio energetico. Non misura soltanto la temperatura dell’aria, che può variare da un anno all’altro. Misura quanta energia stia davvero restando dentro il sistema Terra. È una fotografia più profonda dello stato del clima.
UN INDICATORE CHE RACCONTA IL FUTURO DEL CLIMA
Lo squilibrio energetico della Terra aiuta a capire il ritmo dei cambiamenti climatici. Se il Pianeta continua ad assorbire più energia di quanta ne perda, il riscaldamento prosegue. Anche se alcuni anni possono sembrare meno caldi di altri in alcune aree del mondo, il bilancio globale resta il dato decisivo.
Gli studi indicano che questo squilibrio è aumentato dagli anni Settanta. Nel periodo tra il 1960 e il 2020, alcune analisi hanno stimato che l’energia entrata nel sistema attraverso l’irraggiamento solare sia stata leggermente superiore a quella uscita. La differenza, anche quando appare piccola, si traduce in calore accumulato.
Questo calore ha effetti concreti. Fa crescere la temperatura media dell’aria sulle terre emerse e sulla superficie degli oceani. Riscalda anche gli strati profondi dei mari. Contribuisce allo scioglimento dei ghiacciai e all’innalzamento del livello del mare. Aumenta i rischi per le zone costiere, per l’agricoltura, per le infrastrutture e per le comunità più esposte.
Lo squilibrio energetico è quindi una specie di conto corrente climatico. Ogni anno in cui entra più energia di quanta ne esca, il Pianeta accumula un debito di calore. E quel debito non resta fermo in un grafico scientifico: si manifesta in ondate di calore, oceani più caldi, ghiacci che si riducono, eventi estremi e impatti economici.
Nel 2024, secondo le analisi più recenti, le emissioni globali di gas serra hanno raggiunto un nuovo record, con 56,8 miliardi di tonnellate immesse in atmosfera. Gran parte deriva ancora dalla combustione di fonti fossili. Questo dato spiega perché lo squilibrio energetico continui ad aumentare: il sistema climatico riceve una spinta costante dalle attività umane.
La temperatura media globale dovuta alle attività umane ha raggiunto circa 1,37 gradi rispetto al periodo preindustriale. Questo valore non è solo una soglia simbolica. Indica che il clima attuale è già diverso da quello che ha accompagnato lo sviluppo delle società moderne, delle città, delle infrastrutture e dei sistemi agricoli.
Il messaggio dello squilibrio energetico è particolarmente chiaro perché non lascia molto spazio alle illusioni. Se il Pianeta trattiene più energia, il riscaldamento continua. Per rallentarlo e poi stabilizzarlo, serve ridurre rapidamente le emissioni di gas serra. In altre parole, bisogna diminuire lo spessore di quella coperta atmosferica che impedisce al calore di uscire.
Questo non significa che ogni cambiamento sia inevitabile allo stesso modo. Le scelte contano. Ridurre l’uso di combustibili fossili, aumentare le energie rinnovabili, migliorare l’efficienza energetica, proteggere gli ecosistemi e adattare città e territori può cambiare la traiettoria.
Lo squilibrio energetico della Terra ci ricorda però una cosa essenziale: il clima non reagisce agli annunci, ma alla fisica. Promesse, vertici internazionali e strategie hanno valore solo se riducono davvero la quantità di gas serra in atmosfera. Il bilancio energetico del Pianeta non si può convincere con una conferenza stampa. Bisogna cambiare i numeri.
Per questo l’indicatore preoccupa i climatologi. Non perché sia difficile da capire, ma perché è difficile da ignorare. Entra più energia di quanta ne esca. Il Pianeta si scalda. E finché questo squilibrio continuerà a crescere, la crisi climatica resterà in accelerazione.
Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.