PER IL SUO BENE, IL DELFINO MIMMO NON VA AVVICINATO
Prosegue il monitoraggio di Mimmo la star della laguna. Studiosi dell’Istituto di Biomedicina dell’Università di Padova, lo staff scientifico del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue della Fondazione Musei Civici di Venezia, con il supporto della Protezione Civile del Comune di Venezia seguono il mammifero per garantirne salute e incolumità, dalla sua comparsa avvenuta durante la scorsa estate . È stato tentato di tutto , anche di allontanarlo con la collaborazione dei mezzi della Guardia Costiera veneziana ma nulla. A Mimmo piace Venezia. Puro opportunismo il suo non è certo vero amore nei confronti dei veneziani e dei molti turisti che fanno a gara per immortalarlo nei social. Mimmo ha trovato un abitat favorevole per il suo sostentamento. Senza grossi sfozi trova pesce e in mancanza d’altro con due o tre moine pare riesca a procurarsi il pasto corrompendo qualcuno a bordo delle molte imbarcazioni presenti nel bacino di San Marco. Mimmo secondo il team di studiosi sarebbe in salute e le vecchie ferite causate da un elica o da un possibile impatto con un’imbarcazione sono ormai rimarginate. Il traffico acqueo , sencondo gli esperti, non sarebbe però l’unica minaccia per il cetaceo. Anche il cercare di avvicinarlo per toccarlo, scattare foto e video o peggio ancora nutrirlo offendogli del pane sono comportamenti pericolosi. I delfini infatti sono carnivori e il loro sistema digerente non è strutturato per elaborare carboidrati complessi, zuccheri e lieviti contenuti nel pane. Il pane può espandersi nello stomaco, causando blocchi intestinali o stitichezza. L'abitudine di mangiare pane o altri alimenti offerti dagli esseri umani rischia di abituare Mimmo a mendicare e cercare cibo vicino alle barche e alle coste, anziché cacciare autonomamente, aumentando così il rischio di nuovi infortuni o impatti contro le barche. Quindi se davvero vogliamo aiutare Mimmo, la cosa migliore da fare è quella di non avvicinarlo.