“LE CITTÀ DI PIANURA” ORA CORRE AI DAVID DEL CINEMA
Il Veneto autentico, rurale, spiritoso e malinconico, da oggi va davvero a lottare contro i "grandi" e i mostri sacri. Lo fa al cinema, sul grande schermo, e lo fa grazie alla cartolina regalataci dal regista bellunese Francesco Sossai.
Il suo secondo film "Le città di pianura" fa il boom di candidature per i David di Donatello: ben 16 nomination, comprese tutte le categorie più pesanti, in vista della serata finale che andrà in scena ai primi di maggio. Più della "Grazia" di Paolo Sorrentino, davanti anche alle "Assaggiatrici" di Soldini e pure a "Fuori" di Mario Martone. Il film che racconta il Veneto più autentico, un film di provincia girato da un regista di 37 anni al suo secondo lavoro, è ormai il caso cinematografico dell'anno e la pellicola più nominata ai premi dall'Accademia del cinema Italiano.
Un percorso e una storia che sul grande schermo attraversano la regione in senso geografico, ma anche sociale ed esistenziale. Un viaggio fatto di contraddizioni, di momenti di ilarità e di depressione. Di rapporti difficili con la vita, ma autentici e umani come non mai. Un racconto in cui Sossai, che Belluno l’ha lasciata per lavoro, ci racconta perché al veneto rimanga sempre e indissolubilmente legato.
“Le città di pianura”, dopo essere arrivato anche a Cannes, concorre i David più prestigiosi: miglior film, miglior regia, produzione, sceneggiatura e attori. Ci sono infatti Pierpaolo Capovilla e Sergio Romano, i due protagonisti cinquantenni con l'ossessione per l'ultimo bicchiere, ma anche i non protagonisti Roberto Citran e Andrea Pennacchi. Una piccola rivoluzione che parte da un Veneto, deciso a farsi conoscere nella sua anima più profonda. E che nella sua autentica normalità, ora si prepara a combattere contro i mostri sacri: sia contro il premio oscar Paolo Sorrentino, sia di fronte all'eleganza politico-filosofica del suo presidente della repubblica, Toni Servillo.