E ORA MALAGÒ FRENA I “SOGNI OLIMPICI” DEI POLITICI
Ora che i giochi invernali diffusi, tra Milano e Cortina, volgono ormai verso la conclusione, è tempo di primi bilanci, di promossi e di bocciati. A livello di organizzazione e di struttura sportiva, l'Itali anche stavolta ce l'ha fatta. In termini di costi e benefici, solo il tempo dirà se l'investimento sarà valso la scommessa. Per ora, gli ultimi rapporti indipendenti di studio segnalano numeri importanti e ricadute sui territori superiori alle attese: almeno 5,3 miliardi di ricavi, 500/600 milioni di gettito in più, con il coinvolgimento di 36mila lavoratori e 18mila volontari nelle venues di gara. Dietro la lavagna finisce la grande incompiuta: la cabinovia di Cortina che doveva servire per portare gli spettatori dalla città alle Tofane per le gare di sci alpino femminile, e che invece a giochi conclusi, ora, attende ancora il collaudo e l'inaugurazione. Quel che è certo, è che l'Italia - a parte i suoi atavici difetti - esce promossa da queste olimpiadi invernali. E ora tutti tornano a cavalcare il sogno olimpiadi estive. A cominciare da Luca Zaia, che in queste ore è tornato a sognare una candidatura di Venezia per i giochi del 2036 o del 2040 con la formula ancora delle gare diffuse: dal Garda a Verona, da Padova a Caorle, per disputare magari nella storica città lagunare gare simbolo come la maratona. Nello stesso momento anche Matteo Renzi e il presidente della sua regione, la Toscana, sognano un'olimpiade di Firenze 2040 per dare impulso anche agli investimenti e alla competitività del territorio. Per arrivare poi a Roma, dove la giunta a cinque stelle aveva bocciato la candidatura nel 2016, e oggi - dieci anni dopo - è la premier Meloni stessa ad aprire ad un possibile bis dopo i giochi del 1960. Solo un sogno? Lo si capirà. Di certo ora, a giochi fatti, la olimpiadi piacciono a tutti. Tranne all'organizzatore di queste, olimpiadi invernali per ora promosse: l'unico a mettere un freno ai nostri politici e ai sogni di gloria olimpica.