IL DAVID INCORONA IL VENETO E “LE CITTÀ DI PIANURA”
Un trionfo su tutta le linea. La 71.a edizione dei David di Donatello premia e consacra 'Le città di pianura', il film made in Veneto, opera seconda del regista bellunese Francesco Sossai, che arrivato alla serata di gala a Cinecittà con il primato di sedici nomination, chiude in trionfo con otto statuette. Niente da fare per "La Grazia" di Paolo Sorrentino, che partiva con quattordici candidature ma esce completamente a bocca asciutta. Un trionfo insperato, forse, per un film che ancora viene definito sgangherato e provinciale, ma forse solo da chi non l'ha capito fino in fondo. Anche perché il palmares parla chiaro, "Le città di pianura" si porta a casa tutte le statuette più importanti: miglior film dell'anno, miglior regia e miglior attore protagonista (Sergio Romano), e poi sceneggiatura originale, canzone, montaggio, produttore e casting.
Un film arrivato come outsider nelle sale, costretto a fare a spallate nella distribuzione maistream, e diventato un caso cinematografico grazie al passaparola degli spettatori. In tutto il Triveneto lo proiettavano inizialmente solo 16 sale, poi dopo il tam tam e l'apprezzamento è diventato un fenomeno nazionale. Un viaggio malinconico ma sentimentale, che a noi veneti ha ricordato chi siamo e perché siamo fatti così. Un film però che ancora divide, e che non è davvero per tutti a rivedere il viaggio dei protagonisti, dalle montagne alla laguna in una discesa di emozioni ma anche di sofferenze umane e dubbi. Chi non è veneto, o chi vede i veneti con la classica macchietta del pregiudizio – gli ubriaconi dall’animo cupo e tendente all’inaffettivo - in questo film potrebbe vedere confermati i suoi preconcetti. Eppure arrivando in profondità, ben oltre la ricerca dell'ultimo bicchiere della serata tra vecchi amici, c'è un'esistenza profonda e tutta da comprendere.
Per questo il film di Sossai, forse, è arrivato in profondità: ha cercato di dire qualcosa di diverso. E l'ha fatto aprendo un raggio di sole in un momento difficile, comunque lo si guardi: dalla tragica situazione internazionale, sollevata più volte degli artisti nel corso della cerimonia a Cinecittà, fino alla crisi del cinema italiano per colpa dei tagli alla cultura, motivo della protesta pacifica fuori dagli studios di un gruppo di maestranze e lavoratori.