IL VENETO HA BISOGNO DI BACINI DI ACCUMULO
Tra estati di siccità e stagioni segnate da piogge torrenziali, il clima cambia e la gestione delle acque diventa una priorità. Il Veneto punta a conservare, mettere in sicurezza e immagazzinare l’acqua.
Da un lato ci sono i bacini di laminazione, progettati per raccogliere temporaneamente l’acqua dei fiumi durante le piene eccezionali. L’ “effetto spugna” è la loro funzione principale: si tratta di terreni solitamente agricoli, che durante le piogge intense, aprono le paratoie che deviano l’acqua al bacino, rilasciandola poi gradualmente nei fiumi.
In Veneto ne contiamo una ventina. Al momento sono in corso i lavori per l’invaso di Anconetta, l’opera interessa i comuni di Sant’Urbano e Santa Caterina d'Este, e ha una capacità di 2milioni di m3. Il termine dei lavori è previsto per la fine del 2026.
Dall’altra parte ci sono i bacini d’accumulo, il cui obiettivo è trattenere l’acqua per periodi di siccità o per scopi specifici, come l’agricoltura, gli impianti idroelettrici e idro potabili, la protezione antincendio e l’innevamento artificiale.
I bacini di accumulo sono destinati ad aumentare nei prossimi anni. Il Piano Laghetti promosso dalla Regione Veneto e da ANBI, è in fase di pianificazione. Verranno realizzati circa 32 nuovi invasi e bacini di accumulo diffusi tra la pedemontana, le colline e la pianura.
Sui Colli Euganei verranno creati degli invasi multi – obiettivo per l’irrigazione di vigneti e la protezione antincendio.
Nell’Alta e Bassa Padovana verranno riconvertite delle ex cave di ghiaia lungo i bacini del Brenta e dell’Adige.
I progetti a Padova e Provincia puntano su invasi medio – piccoli e diffusi: l’acqua viene accumulata vicino a dove serve o immessa direttamente nel sottosuolo per evitare che si disperda.
Questi progetti sono fondamentali poiché contribuiscono a limitare l’erosione del suolo, a depurare l’acqua, a creare zone umide che diventano habitat per gli animali, e a salvaguardare la sicurezza del cittadino.