L'OMICIDIO A MIRA PER UN VIDEO CHE FORSE NON ESISTE
Riccardo Salvagno, dopo i primi giorni nel carcere di Venezia, è stato trasferito nel penitenziario di Verona. E pare che sia attualmente nella sezione protetta, quella a cui sono destinati i reclusi che necessitano di particolare attenzione anche per evitare ripercussioni per la loro incolumità. L'agente della polizia locale di Venezia, arrestato con l'accusa di essere l'omicida del giovane Sergiu Tarna, il cameriere moldavo freddato con un colpo alla tempia nelle campagne di Mira, per ora è sorvegliato a vista e non ha fatto ammissioni complete agli inquirenti. Non ha spiegato in tutto e per tutto il movente che ha scatenato l'agguato, non ha saputo (o non ha voluto) comunicare con precisione dove si troverebbe la sua pistola d'ordinanza che per i carabinieri potrebbe essere l'arma del delitto, non ha ancora fornito indicazioni chiare per rintracciare il complice o i complici che potrebbero averlo aiutato.
Ma anche senza queste ammissioni, il lavoro della procura prosegue e sta arrivando comunque a ricostruire un quadro. Il movente, più passano i giorni, più sembra riconducibile ad un video che Sergiu avrebbe conservato nel suo telefonino e che ritraeva Salvagno con un transessuale. Forse lo ricattava per questo, forse semplicemente ci scherzava alimentandone la paranoia: gli inquirenti non l'hanno trovato, nei due telefoni trovati sul copro della vittima, e il rischio è davvero che non sia mai esistito, e che il giovane abbia pagato con la vita solo uno scherzo, per quanto di cattivo gusto.
Le ricostruzioni della fuga del vigile urbano, intanto, proseguiranno grazie al ritrovamento dell'auto: la sua Volkswagen è stata ritrovata a Valencia, in Spagna, vicino all'area portuale. Luogo in cui il mezzo è andato in avaria, e ha costretto Salvagno ad un imprevisto ritorno in Italia, facilitandone l'arresto: l'auto è stata posta sotto sequestro, messa in sicurezza, e presto sarà trasferita in Italia per essere analizzata dai carabinieri del Ris
Un delitto che per ora rimane però ancora avvolto nel giallo. Salvagno, da quando aveva saputo di quel video hard, ne era ossessionato e aveva minacciato chiunque, nella cerchia dei bar frequentati tra Mestre e Treviso, affinché non venisse diffuso. Una paranoia letale per un video che forse non era nemmeno mai davvero esistito, ma che ha scatenato l'agguato, il rapimento e l'omicidio del giovane barman moldavo.