MAFIA DI ERACLEA, DOPO LA CONDANNA IL BOSS SPARISCE
Dopo anni di processi, due giorni fa è arrivata la condanna definitiva. Ma Luciano Donadio, il boss della camorra sul litorale veneto, da allora si è reso irreperibile, è sfuggito all'arresto e per ora non si trova: deve scontare trent'anni, condanna divenuta definitiva dopo la pronuncia della Cassazione di 48 ore fa. ma quando le forze dell'ordine si sono presentate alla sua casa con l'ordine di carcerazione, non si è fatto trovare.
Ed è questa, la notizia più clamorosa della lunga serie di ordini di esecuzione della pena spiccata dalla procura generale della Repubblica di Venezia dopo che la Cassazione ha confermato l'impianto accusatorio sul clan dei casalesi che per quasi vent'anni aveva messo a segno estorsioni e minacce con metodo mafioso tra Eraclea e il litorale veneziano. Gli altri condannati, 24 sui 27 imputati totali (per due di loro, la suprema corte ha ordinato il rinvio per un nuovo processo in appello) si sono quasi tutti consegnati nelle carceri di varie città: il braccio destro del boss, Raffaele Buonanno si è consegnato a Melfi per scontare la sua pena, 29 anni e sei mesi. Il figlio, Adriano Donadio, condannato a sette anni e mezzo, si trova invece nel Due Palazzi di Padova.
Polizia e Carabinieri, ottenuti gli ordini di carcerazione, hanno rintracciato tutti gli altri condannati tra le province di Venezia, Caserta, Cosenza, Napoli, Potenza, Rovigo e Padova. La conclusione di un processo lungo, e che non aveva mancato anche di far discutere. In primo grado, infatti, la corte di Venezia non aveva riconosciuto l'aggravante del metodo mafioso agli imputati con rito ordinario. E questo, nonostante ad alcuni, che avevano scelto il rito abbreviato, le condanne fossero arrivate sì, proprio col riconoscimento dell'aggravante del 416/bis. Sentenza che, poi, era invece stata parzialmente riformata in Appello nel 2025: fu mafia, eccome, quella dei casalesi di Eraclea. La cassazione, due giorni fa, ha quindi messo la parola "fine", su questa vicenda processuale. Ma il principale artefice, Luciano Donadio, per ora è sfuggito all'arresto.