SCIOPERO NELLE SEDI ELECTROLUX: MILLE IN CORTEO
Otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti italiani, compresi quelli a Nordest, per manifestare contro la nuova proposta di ristrutturazione di Electrolux, che non ha affatto ritirato il piano presentato in primavera e anzi, nonostante l'aut aut del Governo e la posizione fermamente contraria dei territori e delle sigle sindacali. Il mondi dei dipendenti e dell'indotto di Electrolux ha sfilato a cerreto d'Esi, nelle Marche, città simbolo della smobilitazione dell'azienda dall'Italia perché qui si trova lo stabilimento che il piano svedese prevede di chiudere dopo trent'anni di attività. Da tutte le regioni, oltre mille lavoratori sono giunti con i pullman dagli stabilimenti chiusi per sciopero, compresi quelli friulani di Porcia e, soprattutto quelli veneti giunti in massa da Susegana, nel trevigiano. Nello stabilimento della Marca, il colosso scandinavo dell'elettrodomestico ha previsto oltre 400 licenziamenti: la metà degli impiegati (180 unità sulle 360 in totale) e ben 240 operai. Unna parte cospicua, contrariamente a quanto era sembrato inizialmente a giugno, dei quasi 1500 esuberi previsti in tutta Italia.
Nelle Marche, il corteo di mille lavoratori giunti da ogni parte d'Italia ha attraversato le vie cittadine per raggiungere i cancelli della fabbrica. Una mobilitazione a cui hanno preso parte le sigle dei metalmeccanici dei tre sindacati confederali, il presidente delle Marche Acquaroli, ed esponenti di molte parti politiche. Un braccio di ferro che è solo all'inizio, perché almeno su questo il Governo non vuole sentire ragioni da Electrolux: il piano giudicato irricevibile tre mesi fa rimane tale. Ma anche la posizione dell'azienda, per ora, non si è affatto spostata.