notizie / 05/06/2026 14:16

TV7 NEXT - AI, REGOLE E SVILUPPO

L’intelligenza artificiale sta cambiando linguaggi, processi produttivi, lavoro, informazione e perfino il modo in cui le persone costruiscono la propria idea del mondo. Proprio per questo il dibattito sull’AI non può restare confinato agli ingegneri, alle imprese tecnologiche o ai laboratori di ricerca. Richiede una riflessione pubblica, politica ed etica.
È questo il punto centrale che emerge dalle parole di Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica nel 2021 per i suoi studi sui sistemi complessi. Intervistato a margine dell’evento conclusivo del Festival dello sviluppo sostenibile, organizzato da ASviS, Parisi richiama la necessità di affrontare l’intelligenza artificiale tenendo insieme più dimensioni: regolazione, ambiente, lavoro, democrazia e responsabilità collettiva.
La sua metafora è molto chiara. Le automobili hanno trasformato la società, ma senza il codice della strada avrebbero prodotto un disastro. Lo stesso vale per l’AI: l’innovazione può generare benefici enormi, ma senza regole rischia di produrre effetti difficili da controllare.
Il tema è particolarmente urgente perché la tecnologia sta avanzando più rapidamente della capacità dei sistemi politici di governarla. L’Europa ha scelto la strada della regolazione, ma Parisi invita a non considerarla sufficiente. Una norma europea può porre limiti importanti, ma l’intelligenza artificiale opera su infrastrutture globali, piattaforme globali e mercati globali. Serve quindi una governance più ampia, capace di evitare che le regole vengano aggirate o rese inefficaci dalla natura transnazionale della tecnologia.

ENERGIA, DATA CENTER E COSTI NASCOSTI DELL’AI

Uno dei temi affrontati riguarda l’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale. Spesso si parla di AI come se fosse una tecnologia immateriale, fatta solo di codice, dati e modelli. In realtà ogni sistema avanzato richiede data center, server, energia elettrica, sistemi di raffreddamento e infrastrutture digitali distribuite.
Secondo i dati citati nell’intervista, tutti i data center nel mondo hanno consumato nel 2024 circa 400 terawattora l’anno, pari all’1,5% del consumo globale di elettricità. Parisi considera questa quantità non trascurabile, anche se non ancora tale da compromettere il bilancio energetico mondiale.
Il problema riguarda però la traiettoria. Entro il 2030 i consumi dei data center potrebbero raddoppiare, arrivando al 3% del totale globale. La quota attribuibile direttamente all’intelligenza artificiale è più difficile da quantificare: secondo Parisi, varia tra il 5 e il 15% a seconda delle fonti, ma in futuro potrebbe salire fino al 30-40%.
Questa incertezza dipende anche dall’opacità delle aziende e dalla mancanza di metodi omogenei per calcolare i consumi. La conseguenza è che una parte significativa dell’impatto reale dell’AI resta difficile da misurare.
La questione energetica non implica che l’intelligenza artificiale vada fermata. Implica però che i governi abbiano un ruolo nel guidare lo sviluppo delle infrastrutture, nella produzione di energia pulita e nella richiesta di trasparenza alle imprese tecnologiche. Se la domanda elettrica dei data center crescerà rapidamente, il tema non potrà essere lasciato solo alle strategie aziendali.
Qui si apre un nodo di politica industriale. Le grandi aziende tecnologiche stanno investendo in modo massiccio in AI, ma la disponibilità di energia, reti e infrastrutture non è illimitata. Senza una pianificazione pubblica, il rischio è che l’innovazione digitale scarichi i propri costi su territori, reti elettriche e sistemi energetici già sotto pressione.

ETICA, LAVORO E RESPONSABILITÀ DEMOCRATICA

Accanto all’energia c’è il tema etico. Parisi sottolinea che qualunque sistema di intelligenza artificiale incorpora scale di valori. Questa affermazione è decisiva. Un modello AI non è neutro solo perché funziona attraverso calcoli statistici. I dati su cui viene addestrato, le scelte di progettazione, le priorità degli sviluppatori e gli obiettivi delle aziende influenzano ciò che il sistema produce.
Quando un’AI riassume contenuti, seleziona informazioni o risponde a una domanda, non sta semplicemente restituendo il mondo così com’è. Sta organizzando una rappresentazione del mondo. Decide cosa includere, cosa lasciare fuori, quale tono usare, quali fonti valorizzare e quali prospettive rendere più visibili.
Per questo il tema diventa democratico. Le persone dovrebbero poter adattare l’intelligenza artificiale ai propri bisogni, non essere adattate ai sistemi progettati da pochi grandi attori tecnologici. La concentrazione del potere nelle mani di poche aziende rende questa sfida ancora più delicata.
Parisi richiama anche la necessità di una base di conoscenza pubblica. Un centro europeo sull’intelligenza artificiale potrebbe servire proprio a questo: sviluppare competenze indipendenti, controllare ciò che accade, produrre ricerca e orientare il progresso nella direzione più utile alla società.
Il terzo grande nodo è il lavoro. L’intelligenza artificiale non inciderà solo sulle mansioni ripetitive, ma anche sul ceto medio intellettuale: impiegati, tecnici, professionisti, creativi, analisti, sviluppatori e figure oggi considerate qualificate.
Parisi richiama le riflessioni di Geoffrey Hinton, Nobel per la Fisica nel 2024, secondo cui la risposta alla disoccupazione tecnologica non può essere semplicemente fermare la tecnologia. Serve distribuire i benefici, anche attraverso una forte riduzione dell’orario di lavoro. È una proposta politica, non tecnica. Proprio per questo richiede confronto, scelte collettive e capacità di visione.
Il punto più forte dell’intervista riguarda la responsabilità dei cittadini. Parisi afferma che l’arma principale a disposizione delle persone resta il voto. È una frase semplice, ma centrale. Le regole sull’intelligenza artificiale, sull’energia, sul lavoro e sulla redistribuzione non verranno scritte dai modelli linguistici. Verranno scritte dalla politica.
Questo significa che la qualità delle scelte democratiche conterà moltissimo. Se i cittadini considerano davvero importante il modo in cui l’AI viene regolata, occorre che valutino anche questo tema quando scelgono chi li rappresenta.
L’intelligenza artificiale è spesso raccontata come una forza inevitabile. Parisi ricorda invece che il suo sviluppo dipende da decisioni umane: investimenti, regole, controlli, incentivi, limiti, infrastrutture e priorità. La tecnologia corre, ma la direzione resta una scelta politica.
Il futuro dell’AI non sarà deciso solo nei laboratori. Sarà deciso anche nelle istituzioni, nei parlamenti, nei processi democratici e nelle scelte dei cittadini. Ed è forse questa la lezione più importante: davanti a una tecnologia potentissima, la risposta più forte non è la paura. È la partecipazione consapevole.


Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.

Logo GruppoTV7

Il Gruppo Editoriale TV7 con quarant'anni di esperienza nel settore televisivo, è una realtà storica nella comunicazione audiovisiva italiana. Con sedi in Veneto e Friuli Venezia Giulia il Gruppo si compone di uno staff giornalistico e tecnico altamente qualificato con un gruppo creativo interamente dedicato alla post-produzione grafica.

Contatti

Tel : 049.8077755

E-mail :
Redazione : redazione@gruppotv7.com
Commerciale :commerciale@gruppotv7.com

Indirizzo :
Via Francesco Scipione Orologio, 2
35129 - Padova

Progetto

© © 2020 GRUPPO EDITORIALE TV7..TUTTI I DIRITTI RISERVATI. - P.iva: 0076970028

Designed using HTML Codex

Il sito web GruppoTV7 NON utilizza cookies proprietari per la profilazione degli utenti. Vengono ad ogni modo utilizzati cookies tecnici e cookies di terze parti per fini statistici (google analytics), pubblicitari (google adsense) e per funzioni aggiuntive (facebook, twitter). Premi su "Accetta Cookies" per accettare il servizio e i cookies stessi.

Personalizza
Informativa estesa cookies
Accetta cookies