EOLICO, UNA FONTE DI ENERGIA CONVENIENTE?
L’energia eolica è davvero conveniente ed efficace?
Tra gli impianti energetici rinnovabili più usati in Italia, l’eolico è al terzo posto, dietro idroelettrico e fotovoltaico.
Da un lato il vento è sostenibile, inesauribile, illimitato e gratuito. Dall’altro questi impianti giganti superano i 100 metri di altezza e la lunghezza media delle pale è tra i 45 e gli 80 metri segnando irreversibilmente i paesaggi. A questo si aggiungono la naturale discontinuità delle correnti e l’inquinamento acustico, un ronzio continuo che disturba i residenti vicini e mette a rischio la biosfera locale, dai cittadini alla fauna. Ma problema principale non c’è manutenzione in Italia. Lo Stato non è organizzato per farla e i costi sono elevatissimi: per gli impianti a terra il costo medio oscilla tra i 35 e i 55mila euro all’anno per mega-watt, mentre in mare si aggirano ai 70/110mila euro all’anno. In media, il rientro dell’investimento si colloca tra i 6 e i 12 anni.
Sulla Penisola sono presenti oltre seimila impianti e la produzione è concentrata nel Mezzogiorno: Puglia, Sicilia, Campania, Basilicata, Calabria e Sardegna fanno da motore. Questo grazie a finanziamenti europei, tra questi il più importante fu il Programma Altener del 93, prima vera e propria campagna politica per promuovere la penetrazione delle risorse rinnovabili nel mercato energetico.
A Taranto si trova il primo parco offshore in mare aperto. Mentre Danimarca, Germania e Spagna ne hanno fatto la loro fonte principale.
Ma ci sono tecnologie migliori? La Regione preferisce investire su sole e acqua.
Verso gli obiettivi del 2030, l’Italia si muove tra installazioni di nuovi impianti e potenziamento delle turbine esistenti. Ma la vera sfida resta trovare il punto di equilibrio: produrre energia verde senza sacrificare il territorio.
Un tesoro nascosto sotto i nostri piedi: l’energia fossile. Potrebbe garantire all’Italia la piena indipendenza energetica, eppure resta ancora inutilizzato. Cosa blocca l’estrazione? Dietro i ritardi ci sono gli interessi delle multinazionali che frenano le iniziativi statali per poter guadagnare.