ARRIVANO LE TELECAMERE NELLE RSA VENEZIANE
Telecamere per controllare gli ingressi e sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso. Nelle case di riposo del Veneto si rafforzano i dispositivi di sicurezza a tutela degli ospiti più fragili.
Per la provincia di Venezia sono oltre 707 mila gli euro assegnati a tredici strutture. I fondi arrivano da un bando regionale da sei milioni di euro complessivi, destinati alle strutture pubbliche del Veneto.
L'iniziativa, lanciata nel 2025 dalla giunta regionale, ha coinvolto case di riposo, centri diurni, comunità alloggio e centri per disabili. L'obiettivo: garantire maggiore tutela alle persone accolte nelle strutture residenziali, semiresidenziali e diurne.
Un intervento che arriva dopo una serie di episodi gravissimi che hanno segnato anche le cronache venete.
A San Donà di Piave, nella Rsa finita al centro dell'inchiesta sui maltrattamenti, una delle anziane vittime è morta. Il processo si è concluso con la condanna di nove operatori, con pene comprese tra due e nove anni e mezzo di reclusione.
A Rovigo, invece, quattro operatrici sociosanitarie dell'Iras sono state condannate a due anni e mezzo per maltrattamenti.
La videosorveglianza diventa così uno degli strumenti per rafforzare i controlli e prevenire situazioni di abuso, mentre nelle strutture resta alta l'attenzione anche sul fronte del personale.
È infatti ancora aperta la partita del concorso di Azienda Zero per l'assunzione di 80 operatori sociosanitari in tutto il Veneto.
Più telecamere, dunque, per aumentare la sicurezza. Ma anche la necessità di garantire organici adeguati per evitare che le case di riposo debbano fare i conti con una nuova fuga di operatori.