OMICIDIO GOBBATO, LA DIFESA PRESENTA APPELLO
Una coltellata per ferire e divincolarsi, non per uccidere. È su questa tesi che si fonda l’appello presentato dall’avvocata Gabriella Zampieri contro la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado a Serghei Merjievschii per l’omicidio di Giacomo “Jack” Gobbato.
La difesa chiede alla Corte d’appello una rimodulazione del reato, da omicidio volontario aggravato a omicidio preterintenzionale, sostenendo che i primi colpi sarebbero stati diretti agli arti inferiori e che la ferita mortale al cuore sarebbe stata causata dallo slancio nel tentativo di liberarsi durante la colluttazione.
Una versione già illustrata dallo stesso imputato in aula, dove aveva raccontato di essere stato bloccato da due ragazzi dopo una rapina, e di aver colpito in modo riflesso quando uno dei suoi bracci si era improvvisamente liberato. «Se avessi voluto uccidere», aveva detto, «avrei potuto farlo subito».
Una ricostruzione che non ha convinto i giudici di primo grado. Secondo la Corte d’assise, la violenza del colpo mortale e i risultati dell’autopsia dimostrano una chiara volontà omicidiaria, finalizzata alla fuga dopo la rapina.
Nell’appello, la difesa chiede anche il riconoscimento del gratuito patrocinio, negato in precedenza, che avrebbe impedito di nominare un consulente di parte durante l’autopsia. Ora la parola passa alla Corte d’appello.