CASTEL D’AZZANO, FRANCO RAMPONI PRONTO A PARLARE
Franco Ramponi è pronto a parlare. Dopo settimane di silenzio, il 65enne arrestato insieme ai fratelli chiede di essere ascoltato dalla procura di Verona. L’interrogatorio è fissato per venerdì nel carcere di Vicenza, dove l’uomo è detenuto dopo il trasferimento deciso per evitare contatti con il fratello Dino.
Secondo l’accusa, la strage del 14 ottobre a Castel d’Azzano sarebbe stata preparata in famiglia. L’esplosione del casolare, in cui morirono i carabinieri Valerio Daprà, Davide Bernardello e Marco Piffari, sarebbe stata innescata da Maria Luisa Ramponi. Ma per gli inquirenti anche i due fratelli avrebbero avuto un ruolo attivo nella preparazione della trappola: bombole di gas introdotte nell’abitazione, ambienti cosparsi di benzina, molotov artigianali sul tetto e infissi bloccati dall’interno.
Una ricostruzione che Franco Ramponi contesta. Attraverso il suo legale, fa sapere di considerarsi estraneo al piano dell’esplosione e di voler chiarire la propria posizione. Sostiene di non essere stato nel casolare al momento della deflagrazione e di trovarsi, quella mattina, impegnato nei campi e con il bestiame, a distanza dal luogo della tragedia.
Nel racconto che intende affidare ai magistrati, c’è anche un capitolo più ampio: il rapporto conflittuale con le istituzioni e una lunga vicenda giudiziaria legata ai terreni di famiglia. Franco Ramponi parla di beni sottovalutati, di decisioni subite e di una persecuzione che, a suo dire, dura da anni.
Intanto i tre fratelli restano detenuti in carceri diversi: Maria Luisa a Verona, Dino a Trento, Franco a Vicenza. La procura attende ora l’interrogatorio per verificare la versione dell’uomo e confrontarla con gli elementi raccolti finora nell’inchiesta.