BIENNALE: IL PADIGLIONE RUSSO APRE TRA LE POLEMICHE
Ha riaperto, seppur con ingresso su invito, il Padiglione russo alla Biennale di Venezia. Un ritorno che punta sull’arte immersiva: suoni ancestrali, profumi di fiori e installazioni visive accompagnano i visitatori in un’esperienza multisensoriale.
Al centro dell’esposizione, un grande albero simbolico – “radicato nel cielo” – domina lo spazio, mentre alle pareti scorrono immagini della Siberia: neve, animali e paesaggi montani, avvolti da un’installazione sonora continua. Per tutta la giornata si alternano circa trenta artisti, non solo russi ma anche internazionali, tra musica dal vivo, campane e chitarre.
Il percorso include anche elementi informali: un angolo dove il pubblico può prendere abiti usati e un piccolo bar che serve vodka, in linea con l’atmosfera del padiglione.
In un videomessaggio, la curatrice Anastasia Karneeva ha ringraziato la Biennale e i sostenitori del progetto, ribadendo il valore di un’arte indipendente e aperta a tutti i Paesi.
Ma la riapertura non è priva di tensioni. Le proteste delle ultime settimane che hanno portato alle dimissioni della giuria internazionale, riaccendono il dibattito sulla presenza della Russia alla Biennale.
Il Padiglione resterà aperto solo fino all’8 maggio: il tempo necessario per registrare le performance, che saranno poi proiettate su maxi schermi fino alla chiusura della mostra, il 22 novembre.
Un ritorno breve ma destinato a lasciare il segno.